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domenica 8 settembre 2013

Il cielo qui è sempre grigio: è veleno. E io non so come salvare i miei figli

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A Rebecca, mia figlia, la tosse ieri notte non ha dato tregua e io non sono riuscita a chiudere occhio come accade sempre, da quando sono nati i miei figli. Proprio non mi riesce di dormire se non stanno bene, come se abbandonarmi al sonno fosse una colpa, come se li lasciassi soli a combattere.


Ma non ha l’influenza Rebecca, ha soltanto una tosse stizzosa, frutto di quello che l’altro giorno ha respirato per ore, a causa dell’ennesimo incendio di rifiuti speciali. È quella merda tossica che le ha irritato la gola.

lunedì 8 luglio 2013

In Italia qualcuno ne parla? Vaccini Esavalenti ritirati in mezza Europa

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Sembra impossibile che oggi il mondo sia arrivato a questo punto. Siamo inorriditi dai giornalisti burattini del sistema.


Ritirano molti lotti di vaccino esavalente in 19 paesi al mondo e nessuno ne parla, o meglio quell'unico che ne parla riporta concetti in modo ambiguo. Immediatamente dopo ritirano 2,3 milioni di dosi di vaccino antinfluenzale e tutti i quotidiani ne parlano come se fosse merito dell’efficacia e dell’efficienza del sistema di Farmacovigilanza.

Considerato che in questo paese non esistono due differenti organi di Farmacovigilanza, denominati  entrambi AIFA, è impossibile da comprendere come sia possibile incensarne l'efficacia e l'efficienza [due parole care al Servizio Sanitario Nazionale] quando solo 48 ore prima era incorsa nella più grande topica del secolo a danno della salute dei nostri figli.

Questa manovra mediatica rientra in precise tecniche di comunicazione dei media: enfatizzare una notizia per far passare assolutamente in secondo piano la notizia più importante, senza che nessuno se ne possa render conto, è un gioco risaputo.

Volete la prova? … Ve la forniamo subito!

lunedì 1 luglio 2013

Quello che dovresti sapere sulla vivisezione

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Quello che dovresti sapere sulla vivisezione

Intervista di Marcello Pamio 
a Stefano Cagno

Siamo stati – dicono – sulla Luna, abbiamo inviato sonde su alcuni pianeti del sistema solare e la tecnologia sta facendo letteralmente sognare l’uomo. Nonostante questi indubitabili passi da gigante, c’è una parte della scienza che è rimasta ferma al Medioevo e forse ancor prima: la ricerca in ambito medico.
Nell’epoca dei computer tascabili, ogni anno vengono uccisi milioni di animali per sperimentare farmaci, vaccini e nello sviluppo di apparecchiature! Centinaia di milioni di esseri viventi, tra cui topi, ratti, e cavie, ma anche conigli, cavalli, pecore, uccelli, cani, gatti e primati, vengono per così dire, immolati ogni anno, sull’altare della cosiddetta scienza, il tutto ovviamente per il nostro benessere, almeno questo è quello che ci dicono. Ma è proprio così?


sabato 5 maggio 2012

Bambini come topi da laboratorio.

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All’ospedale di Fallujah non sono in grado di fornire statistiche sui bambini nati con malformazioni; semplicemente ce ne sono troppi.  I genitori non vogliono parlarne. “Le famiglie seppelliscono i propri neonati dopo la loro morte senza dirlo a nessuno,” afferma il portavoce dell’ospedale, Nadim al-Hadidi. “Se ne vergognano troppo.”
“Abbiamo registrato 672 casi a gennaio, ma sappiamo che ce ne sono molti di più”, dice Hadidi. Proietta immagini su una parete del suo ufficio: bambini nati senza cervello, senza occhi o con gli intestini fuori dal corpo.
Di fronte all’immagine bloccata di un bambino nato senza arti, Hadidi dice che i sentimenti dei genitori solitamente variano dalla vergogna al senso di colpa. “Pensano che sia colpa loro, che ci sia qualcosa di sbagliato in loro. E non è affatto d’aiuto quando qualche vecchio dice loro che è la ‘punizione del Signore’”.
E’ difficile guardare le fotografie.  E i responsabili di tutto questo hanno chiuso gli occhi.
“Nel 2004 gli statunitensi hanno sperimentato su di noi ogni genere di ordigni chimici ed esplosivi: bombe termobariche, fosforo bianco, uranio impoverito … siamo stati per loro tutti topi da laboratorio,” dice Hadidi spegnendo il proiettore.
I mesi che sono seguiti all’invasione dell’Iraq nel 2003 hanno visto persistenti dimostrazioni contro le forze d’occupazione.  Ma non è stato che nel 2004 che questa città presso l’Eufrate, a ovest di Baghdad, ha visto il peggio.
Il 31 marzo di quell’anno le immagini dei corpi smembrati di quattro mercenari del gruppo statunitense Blackwater pendenti da un ponte hanno fatto il giro del mondo. Al-Qaeda ha rivendicato la brutale azione e la popolazione locale ha pagato il prezzo dell’Operazione Phantom Fury [Furia fantasma] che è seguita. Secondo il Pentagono si è trattato del più grande scontro urbano dai tempi di Hue (Vietnam, 1968).
Il primo giro di vite è avvenuto nell’aprile 2004 ma il peggiore è stato a novembre di quell’anno.  Controlli casuali casa per casa hanno dato il via a intensi bombardamenti notturni. Gli statunitensi hanno dichiarato di aver utilizzato il fosforo bianco “per illuminare i bersagli di notte”.  Ma un gruppo di giornalisti italiani ha fornito presto prove documentali che il fosforo bianco era stato semplicemente un’altra delle armi vietate utilizzate contro i civili dalle truppe statunitensi.
Il numero totale delle vittime è tuttora ignoto. In effetti, molte di esse non sono ancora nate.
Abdulkadir Airawi, un medico dell’ospedale di Fallujah, è appena di ritorno dall’aver esaminato un interessante nuovo caso. “Questa ragazza è nata con la sindrome di Dandy Walker. Ha il cervello diviso in due e dubito che sopravvivrà.” Mentre parla, le luci si spengono di nuovo nell’interno ospedale.
“Siamo privi della struttura più elementare. Come pretendono che affrontiamo un’emergenza come questa?”
Secondo uno studio pubblicato nel luglio 2010  dall’International Journal of Enviromental Research and Public Health, con sede in Svizzera, “gli aumenti dei casi di cancro, leucemia e mortalità infantile e di cambiamenti del normale rapporto tra i sessi alla nascita a Fallujah sono significativamente maggiori di quelli riferiti relativamente ai sopravvissuti alle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki nel 1945.”
I ricercatori hanno rilevato che c’è stato un aumento di 38 volte della leucemia (17 volte nelle località giapponesi).  Analisti stimati come Noam Chomsky hanno definito tali conclusioni come “immensamente più imbarazzanti delle rivelazioni di WikiLeaks sull’Afghanistan”.
Samira Alaani, medico capo all’ospedale di Fallujah, ha preso parte a uno studio in stretta collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Diverse verifiche condotte a Londra segnalano quantità insolitamente elevate di uranio e mercurio nei capelli delle persone colpite.  Ciò potrebbe essere la prova che collega l’utilizzo di armi vietate alla quantità dei problemi genetici a Fallujah.
Piuttosto che sul fosforo bianco, molti puntano il dito sull’uranio impoverito (DU), un elemento radioattivo che, secondo gli ingegneri dell’esercito, aumenta significativamente la capacità di penetrazione dei proiettili.  Si ritiene che il DU abbia una vita di 4,5 miliardi di anni ed è stato definito “l’assassino silenzioso che non smette mai di uccidere”.  Molte organizzazioni internazionali hanno chiesto alla NATO di accertare se durante la guerra in Libia è stato utilizzato il DU.
In questo mese il Ministero iracheno della Sanità, in stretta collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, avvierà il suo primo studio in assoluto sulle malformazioni congenite nei governatorati di Baghdad, Anbar, Thi Qar, Suleimania, Diala e Basra.
Stretta tra i confini dell’Iran e del Kuwait, Basra è situata sopra enormi riserve di petrolio. La popolazione di questa provincia dell’estremo sud ha subito combattimenti molto più di qualsiasi altra regione: dalla guerra contro l’Iran degli anni ’80 alla guerra del Golfo del 1991 e all’invasione guidata dagli USA nel 2003.
Uno studio dell’Università di Baghdad ha segnalato che i  casi di malformazioni alla nascita  erano aumentati di dieci volte a Basra due anni prima dell’invasione del 2003. La tendenza continua a salire.
L’Ospedale Pediatrico di Basra, specializzato nell’oncologia pediatrica, è stato aperto nel 2010. Finanziata da capitale statunitense, questa struttura è stata avviata dall’ex first lady statunitense Laura Bush. Ma, come l’ospedale di Fallujah, questa struttura presunta allo stato dell’arte manca di attrezzature fondamentali.
“La macchina per i raggi X è rimasta un anno e mezzo in magazzino nel porto di Basra per una disputa amministrativa su chi dovesse pagare le tasse portuali. I nostri bambini morivano in attesa di un trattamento radioterapeutico che non arrivava,” dice Laith Shakr Al-Sailhi, padre di un bambino malato e direttore dell’Associazione del Cancro Infantile irachena.
“La lista d’attesa per il trattamento a Baghdad è infinita e il tempo non è mai dalla parte dei pazienti” dice Al-Sailhi nelle baracche che ospitano il quartier generale della sua ONG vicino all’ospedale.
“Inoltre le malattie di questi bambini hanno portato alla rovina economica le loro famiglie. Quelli che possono permetterselo pagano, per il trattamento, fino a 7.000 dollari in Siria e fino a 12.000 dollari in Giordania. L’opzione più economica è l’Iran, con costi in media di 5.000 dollari.
Oggi le famiglie fioccano a Teheran per il trattamento dei figli. Molte di esse dormono nelle strade perché non possono permettersi di pagarsi una stanza in albergo.”

FONTE: Znet Italy 
ARTICOLO DI: Karlos Zurutuza
TRADOTTO DA: Giuseppe Volpe

lunedì 16 aprile 2012

La pratica della sterilizzazione forzata in Uzbekistan.

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Dall’articolo Uzbekistan’s policy of secretly sterilising women scritto da Natalia Antelava e pubblicato il 12 Aprile sul sito dell’emittente britannica BBC.

..."Alla BBC è stato raccontato da alcuni dottori che l’Uzbekistan sta portando avanti un programa segreto di sterilizzazione delle donne; la BBC ha parlato con donne sterilizzate senza che avessero espresso il loro consenso o senza che ne fossero a conoscenza".

E’ così che inizia l’articolo.

In Uzbekistan, paese rurale, la vita è incentrata ancora sui bambini, avere tanti bambini in quel contesto significa avere successo. Una delle donne intervistate dalla BBC confessa di essere triste, di sentirsi un fallimento. Lei si è accorta della rimozione quando, non riuscendo più a restare incinta, ha fatto degli accertamenti e scoperto l’insospettabile verità: era stata sterilizzata durante l’operazione di taglio cesareo con cui aveva dato alla luce il suo ultimo figlio. Quando ha chiesto spiegazioni la donna si è persino sentita dire da un dottore “E’ la legge qui in Uzbekistan”, ma ovviamente non è vero non esiste nessuna legge per la sterilizzazione forzata, si tratta di un programma che il governo cerca di tenere segreto anche se piano piano la verità sta venendo a galla.
La giornalista Natalia Antelava racconta che i giornalisti non sono benvenuti in Uzbekistan pseudo-repubblica governata dal regime dittatoriale di Islam Karimov (ex comunista, rimasto a galla dopo il crollo del socialismo reale, i pochi osservatori presenti in Uzbekistan durante le elezioni del 2004 hanno lamentato l’assenza di candidati che non sostenessero Karimov, insomma le elezioni che lo hanno riconfermato al potere sono state farsesche) e che lei è stata espulsa dal paese a Febbraio

Le testimonianze da lei raccolte in questo articolo derivano da interviste a donne Uzbeke che si sono rifugiate in un paese vicino (il Kazakhstan, dove possono stare relativamente tranquille) ma anche da testimonianze raccolte via telefono per mail, attraverso messaggi arrivatele per mezzo di corrieri, e che combaciano con alcune testimonianze di medici, di ginecologi.
Una delle testimonianze anonime raccolte dalla giornalista è la seguente: “Ogni anno ci viene presentato un piano. Ad ogni dottore viene detto quante donne ci si aspetta che lui sterilizzi e a quante ci si aspetta che lui fornisca la contraccezione. C’è una quota, la mia è di quattro donne al mese“.

Ovviamente il dottore che ci fornisce queste informazioni non ha voluto nè potuto fornire il suo vero nome e cognome, perché sa che potrebbe andare in galera in uno stato per altro dove la tortura in carcere è del tutto normale.


Una madre testimonia invece che infermiere dell’ospedale locale cercano ripetutamente di convincere le donne a farsi operare, “perché adesso l’operazione è grati, mentre in seguito non lo sarà più, occorre approfittarne”
Ovviamente la rimozione dell’utero non è una banale operazione di sterilizzazione, ma è la rimozione di un organo importante della donna, ben inserito nel funzionamento del suo sistema ormonale, e la sua rimozione può causare inconveniente più o meno gravi. Ci sono donne che testimoniano inspiegabili dolori e perdite di sangue dopo l’ultimo parto e di un’ecografia rivelatrice che mostra l’assenza inspiegabile dell’utero. Alle sue richieste di chiarimenti i medici hanno risposto con grande freddezza: “A che ti serve avere ancora figli? ne hai già due!”

Infatti basta fare un controllo con un qualsiasi motore di ricerca per trovare che in seguito all’isterectomia possono capitare per esempio:


infezione della ferita o cistite;
danni alla vescica oppure ai dotti che trasportano l’urina dai reni alla vescica, causati dal bisturi;
trombosi venosa, coagulo di sangue che si potrebbe creare nelle gambe.

Al link sopra segnalato si legge una testimonianza non molto rassicurante: “ho 28 anni e ho subito questo intervento totale appena 1 anno fa e oggi mi sento una vecchia; devo sempre andare a fare pipi e mille altri problemi“.
Una delle poche organizzazioni non governative che operano in Uzbekistan denominata Expert Working Group, dopo un’indagine durata sette mesi  ha raccolto le prove di circa 80.000 sterilizzazioni effettuate in quel periodo.

I primi casi sono stati resi pubblici nel 2005 da Gulbakhor Turaeva, una patologa che lavorava nella città di Andijan e che per puro caso aveva scoperto il fenomeno. Nella sua ingenuità ha raccolto le prove per renderle pubbliche, ma così facendo ha ottenuto in cambio prima il licenziamento e poi la prigione per comportamente antistatale (sembra di leggere i verdetti dei vecchi tribunali comunisti).

L’articolo segnala poi che i parti cesarei sono balzati all’incredibile cifra dell’80 per cento del totale (il tasso normale è circa del 7 per cento). E’ chiaro che una volta che la donna è sotto anestesia si può rimuovere l’utero o annodare le tube di fallopio per sterilizzarla.
Per altro il regime dittatoriale di Karimov inizia ad essere ben visto in Occidente che ha persino rimosso le sanzioni precedentemente comminate al suo regime; anche il divieto statunitense di vendere armi all’Uzbekistan è stato recentemente rimosso (pare in funzione dell’aiuto che l’Uzbekistan può offrire ai militari USA in Afghanistan, mettendo a disposizione le sue strade per i rifornimenti)

domenica 18 marzo 2012

La MERCK ammette l'inoculazione del virus del cancro [VIDEO]

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La divisione vaccini della farmaceutica Merck, ammette l'inoculazione del virus del cancro per mezzo dei vaccini. La sconvolgente intervista censurata, condotta dallo studioso di storia medica Edward Shorter per la televisione pubblica di Boston WGBH e la Blackwell Science, è stata tagliata dal libro "The Health Century" a causa dei sui contenuti - l'ammissione che la Merck ha tradizionalmente iniettato il virus (SV40 ed altri) nella popolazione di tutto il mondo. Questo filmato contenuto nel documentario "In Lies We Trust: The CIA, Hollywood & Bioterrorism", prodotto e creato liberamente dalle associazioni di tutela dei consumatori e dall'esperto di salute pubblica, Dr. Leonard Horowitz, caratterizza l'intervista al maggior esperto di vaccini del mondo, il Dott. Maurice Hilleman, che spiega perché la Merck ha diffuso l'AIDS, la leucemia e altre orribili piaghe nel mondo : 


martedì 13 dicembre 2011

...l'abominevole storia delle cavie umane in India.

...provate ad immaginare...

un giorno, malati, vi recate dal medico che dopo avervi visitato, vi prescrive un medicinale.
A questo punto vi domanderete, cosa c'è di strano in tutto questo?
Beh vista così non c'è proprio niente di anomalo, ma provate ad immaginare se il medicinale che vi ha appena prescritto fosse nuovo, cioè ancora in fase di sperimentazione, a questo punto sareste a tutti gli effetti cavie umane. 

Sareste contenti di sapere che il vostro medico testa farmaci sperimentali su di voi a vostra insaputa?

Sapete quanto dura la sperimentazione di un farmaco? 
Beh ve lo dico io, circa 10/15 anni e può arrivare a costare intorno ai 500 miliardi di dollari, questo seguendo e rispettando linee guida e leggi in vigore oggi sulle sperimentazioni.
Molte multinazionali farmaceutiche invece, delocalizzando, riescono a risparmiare e tagliare fino al 60% le spese e ricavare un mucchio di soldi vendendo sul mercato occidentale i nuovi farmaci.
Questo succede in paesi come l'India, che dal 2005 hanno "allentato" molto la legislazione sulle sperimentazioni, e di conseguenza sono diventati un vero e proprio "paradiso" per molti colossi farmaceutici.
Quindi dal 2005 ad oggi in India succede proprio come vi ho raccontato all'inizio, cioè alcuni medici "consigliano" ai loro pazienti dei medicinali, ovviamente senza dire loro che stanno partecipando ad una sperimentazione clinica.
Ad oggi l'industria della ricerca nel paese asiatico vale 189 milioni di sterline, 150.000 le persone che partecipano a circa 1.600 test clinici per conto di multinazionali come Pfizer, Merck e AstraZeneca.
Il quotidiano inglese "The Indipendent", che ha indagato su questo fenomeno, ha pubblicato il numero delle vittime sottoposte a questi test, circa 1.730 persone hanno perso la vita durante e dopo le sperimentazioni.
Gli indiani quindi vengono sfruttati da queste società farmaceutiche, che usano poveri e analfabeti che non potrebbero mai permettersi queste medicine.
Chandra Gulhati è un medico in pensione che raccoglie dati su queste sperimentazioni, e racconta al quotidiano inglese storie raccapriccianti, come quelle di centinaia di ragazzine minorenni provienienti da aree tribali, alle quali alcuni medici avrebbero somministrato un vaccino contro il papilloma virus, il GARDASIL.
Sarita Kudumula, una di queste ragazze, aveva 13 anni ed è morta subito dopo uno di questi vaccini. Nessuno aveva chiesto alla famiglia un consenso. Altro esempio sono i sopravvisuti al disastro di Bhopal, usati come cavie in almeno 11 test senza un vero e proprio consenso informato.

In tutto questo le case farmaceutiche obbiettano dichiarando che hanno sempre seguito le regole, ma i fatti sono molto diversi e purtroppo questo terribile fenomeno sta drammaticamente dilagando anche in altri paesi asiatici come Cina, Indonesia e Thailandia.
Speriamo che dopo i dati forniti dall' Indipendent e dalle indagini in corso si riesca a mettere fine allo sfruttamento di povera gente usata come cavie da laboratorio. 


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